sabato 10 febbraio 2018

La buona scuola dei vincenti - Matteo Saudino



In questa scuola non ci sono “né stranieri, né disabili“. Tale affermazione non è un estratto delle leggi di Norimberga emanate dal nazismo o delle leggi razziali fasciste. Tali orgogliose dichiarazioni sono contenute nel RAV (il rapporto di autovalutazione redatto dai docenti e che viene pubblicato sul portale Scuola in chiaro, per fornire alle famiglie e a chi si iscrive informazioni sull’offerta formativa delle scuole) di alcuni prestigiosi e rinomati licei italiani. Ecco a quale degrado educativo e politico ci ha condotto il processo, voluto indistintamente dal centrodestra e dal centrosinistra, di trasformazione delle scuole italiane in efficaci aziende, edificate sul dogma della competizione e del profitto.
Le nuove buone scuole aziendali, infatti, si stanno alacremente costruendo una clientela all’interno di un determinato spazio di mercato, come se fossero una catena di negozi specializzati. Ed è così che la scuola della Costituzione, democratica, antifascista e inclusiva sempre più solo a parole e nella forma, sta diventando, nella sostanza, un arcipelago scolastico, fondato sulla disuguaglianze, in cui sorgono le scuole per i figli della borghesia e dei liberi professionisti, le scuole per chi è figlio del popolo a basso reddito, le scuole per chi deve diventare classe dirigente o per chi deve diventare salariato precario, le scuole parcheggio per chi è pigro, le scuola luna park tecnologico per chi vuole divertirsi, le scuole lente piene di disabili e quelle difficili con tanti stranieri, le scuole in cui si studia e quelle in cui si lavora, le scuole dei ricchi e quelle dei poveri,le scuole dei vincenti e quelle perdenti.
A tanto siamo arrivati, nell’indifferenza, nel cinismo, nella bruttezza e nella paura dei tempi in cui viviamo. E tra i responsabili, in prima fila, purtroppo ci siamo noi insegnanti: collaborazionisti per scelta o per necessità, demotivati o disillusi, pigri o soli, ormai incapaci, da lustri, di dare vita ad una vitale stagione di lotte al fine di arrestare le barbarie delle neo-democrazie autoritarie al servizio del capitale e per costruire una nuova scuola pubblica che sia una autentica comunità-laboratorio, in cui sperimentare democrazia ed emancipazione (leggi anche La scuola come comunità, ndr). Per far ciò serve rompere le catene del neoliberismo da un lato e del neofascismo dall’altro, le cui prospettive antropologiche portano alla formazione di individui egoisti, competitivi e violenti. Compito talmente arduo, da apparire oggi quasi impossibile, ma non vi è alternativa per chi vuole costruire una società che sappia coniugare libertà, uguaglianza e giustizia, in cui sia possibile vivere felici.

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