martedì 2 maggio 2017

Lettera aperta ai genitori della classe 2a di via del Sole sulla questione “Test INVALSI”



Cari genitori,
scusatemi se rubo dieci minuti del vostro tempo, ma ritengo doveroso, visto il rapporto di fiducia che esiste con voi, darvi qualche spiegazione. 
Infatti a breve si svolgeranno, nelle classi seconde e quinte, le cosiddette “prove di valutazione nazionale INVALSI”.
Personalmente ho sempre espresso forte contrarietà verso tali prove.

Tengo a sottolineare che non sono contrario alla valutazione del lavoro in genere, alle indagini, alle statistiche.
E, mi preme sottolinearlo, credo che i vostri figli siano adeguatamente preparati ed in grado di superare agevolmente anche tali test.

Ritengo però che questo tipo di test sia (perdonatemi l’espressione) una vera buffonata.
Ma questa buffonata rischia di diventare pericolosa per i bambini, per noi insegnanti e per la qualità della scuola.
Ci sarebbe moltissimo da dire sulla valutazione e sui test in generale.
Valutare è, in genere, difficile. 
Questo vale per il lavoro in una struttura pubblica, in un’azienda, in un ospedale…
Ma ancor di più, valutare i risultati di una azione educativa è difficilissimo. 
Mille variabili entrano in gioco.

Non si tratta solo di valutare l’apprendimento di regole di grammatica, tabelline e procedimenti a memoria. 
Se ci dovessimo accontentare di questi apprendimenti, il compito del valutatore sarebbe relativamente semplice.
Ma regole di grammatica, tabelline e procedimenti a memoria, pur essendo cose importantissime, costituiscono solo una minima parte del processo educativo.
Pensate solo ad attività come la biblioteca di classe, il giardinaggio, le recite, le conversazioni ordinate in cerchio, i giochi di gruppo, il canto, la danza, le attività manuali (così importanti soprattutto nei primi anni di scuola), le attività espressive in genere e quelle volte a formare il senso civico.
Pensate ai giochi linguistici, alle poesie, agli indovinelli, a tutte quelle attività che tendono a stimolare il pensiero creativo e divergente. 
E con esso la possibilità di costruire delle intelligenze elastiche, flessibili, capaci di “leggere il mondo” e di rapportarsi con gli altri.
Credete veramente che sia possibile misurare l’esito di tutto ciò con dei semplici quiz a risposta multipla, simili a quelli che vengono proposti durante certe trasmissioni televisive?
Mettendo le crocette sulle caselle di “giusto - sbagliato”?
Non scherziamo…
Quanto è “denso” e ricco di significati un solo minuto di lezione, un solo minuto di interazione tra un insegnante ed i bambini! 
Quale strumento sofisticato servirà per osservare l’intrecciarsi degli sguardi, coglierne l’intensità, rilevare i comportamenti non verbali? 
E poi l’intonazione, il ritmo, le pause nei discorsi… 
Tutto ciò è fondamentale, non accessorio, nell’azione educativa. 
Ma non viene preso in considerazione nei quiz INVALSI.

Il rischio enorme di questo tipo di prove (INVALSI e simili) è che esse si propongono come “oggettive” e “scientificamente strutturate”, quando sono in realtà dogmatiche, parziali, lacunose. Lontane mille miglia dal lavoro quotidiano degli insegnanti e degli alunni. Studiate a tavolino da presunti “esperti”, senza ascolto delle osservazioni degli insegnanti. Senza feedback.
Hanno la pretesa di misurare un “tutto”, ma misurano (con molte imperfezioni) solo una parte.

Con questi test dell’INVALSI alcuni avrebbero la pretesa di esprimere valutazioni sugli insegnanti e sugli istituti scolastici. Niente di male in tutto ciò se il meccanismo valutativo avesse un minimo di serietà! 
Io ritengo invece che non si stia facendo sul serio. 
Il problema è che con uno strumento rozzo e semplificato si tenta di valutare una realtà delicata e complessa. 
Con segaccio e martello si tenterà di eseguire una delicata operazione chirurgica.
Ma la cosa più incredibile è che questi test vengono spacciati come uno strumento per migliorare la qualità della scuola, mentre negli ultimi decenni la scuola stessa ha subito pesanti tagli ai finanziamenti.

Per far camminare bene la macchina - scuola, la prima banale operazione da svolgere sarebbe quella di gonfiare le ruote e mettere un po’ di benzina. Sorge il dubbio che non lo si voglia fare. E che si voglia illudere la gente, nascondendo i problemi veri con qualche operazione di “maquillage” esterno.

Ho anche la forte preoccupazione che tutto ciò porterà ad un ulteriore impoverimento della scuola e del ruolo degli insegnanti: non più maestri, non più educatori ma semplici “addestratori”, utili soltanto per trasmettere in modo meccanico le poche nozioni necessarie per superare i test.

Provo a rendere l’idea con un esempio. 
I vostri figli svolgono spesso attività di osservazione in giardino e di cura di piccole piantine nel nostro “orto”. E’ sempre interessante e, allo stesso tempo, commovente, vedere i bambini che si impegnano a lavorare la terra, a seminare, ad innaffiare le giovani piantine, ad osservarle quotidianamente per vederle crescere. Io credo che in queste attività siano coinvolti moltissimi aspetti educativi. Certo, si impara anche un po’ di botanica, ma questo mi sembra un aspetto marginale. 
Perché i bambini in realtà imparano a curare la vita, imparano ad amare le piante, il verde, la natura. Apprendono a lavorare, osservando meravigliati lo sviluppo di qualcosa di vivo. Intuiscono l’importanza di salvaguardare l’ambiente del nostro pianeta. Colgono nessi, relazioni. Imparano a collaborare per uno scopo comune. Queste esperienze sono formidabili per sviluppare competenze di tipo aritmetico e geometrico. Si pongono le basi per la comprensione del metodo scientifico… e l’elenco potrebbe continuare.

Ora però mi chiedo: cosa accadrebbe se qualcuno volesse valutare questa attività con un test del tipo “INVALSI”? 
Facilmente si potrebbero porre alcuni quiz sulla forma delle piante o sulle funzioni di radici - tronco - foglie.
Gli alunni di una classe che non hanno mai fatto attività di giardinaggio ma hanno solo studiato banalmente e velocemente su alcune schede, potrebbero rispondere ai quiz altrettanto bene o forse anche meglio di come lo farebbero i vostri figli. Ma avrebbero imparato meno di un millesimo rispetto a quanto hanno potuto imparare i vostri figli!
Ecco perché continuo ad essere contrario con tutte le mie forze a questo tipo di test: perché essi ci stanno portando ad un impoverimento della azione educativa. 
Tanti insegnanti, purtroppo, già da oggi trascurano sempre più un’azione educativa seria e completa e dedicano sempre più tempo all’addestramento ai quiz. 
Io sono preoccupato ed amareggiato per questa deriva della scuola, deriva che intendo combattere con tutti i mezzi leciti a disposizione. 

Vi comunico sin d’ora, quindi, che il giorno 3 maggio (prima giornata delle prove INVALSI) sarò in sciopero per protestare contro lo svolgimento delle prove (previste per i giorni 3 e 5 maggio). 
So che in diverse scuole comitati di genitori si sono organizzati per non mandare i figli a scuola il giorno 5.

Vi ringrazio per aver pazientemente letto queste mie opinioni.

Vi saluto cordialmente e, se ne avete voglia, conservate questa lettera tra i ricordi di scuola elementare dei vostri figli: quando diventeranno genitori potranno controllare essi stessi se, nel frattempo, certe “strategie elaborate dagli esperti” saranno servite veramente a migliorare la qualità della scuola italiana oppure no.

Un cordiale saluto 
Andrea Scano

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