domenica 30 ottobre 2016

Viaggi sicuri, mete concordate, integrazione. Un nuovo modello per l’arrivo dei migranti: i corridoi umanitari - Fabrizio Anzolini


I corridoi umanitari non solo rispondono alla grande crisi umanitaria generata dalla guerra in Siria, ma sono anche liberazione dai mercanti delle vite umane, dai padroni dei barconi, dai signori della morte, che obbligano tanti a un viaggio incredibile. Questo accogliervi è un orgoglio italiano, vorremmo che fosse un orgoglio europeo”.
Con queste parole Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, già ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione durante il governo Monti, ha accolto lunedì scorso a Fiumicino una settantina di richiedenti asilo siriani in arrivo con un volo da Beirut grazie all’esperimento dei “corridoi umanitari”, un tentativo di risposta diverso alla crisi migratoria esplosa in seguito alla  guerra in Siria e alle emergenze di altre zone dell’Africa e del vicino Medio Oriente.
Ma cosa sono, nello specifico, i “corridoi umanitari”? Frutto di un protocollo di intesa tra la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e la Tavola Valdese con il Ministero degli Esteri e quello dell’Interno, i corridoi umanitari sono un progetto pilota che prevede l’organizzazione di viaggi sicuri verso l’Italia dopo il rilascio di un visto umanitario che permette ai richiedenti asilo di entrare legalmente nel nostro Paese.
Come funzionano lo spiega la stessa Comunità di Sant’Egidio, uno dei motori più importanti dell’iniziativa: “La selezione e il rilascio dei visti umanitari avviene su questa base: le associazioni proponenti, attraverso contatti diretti nei paesi interessati dal progetto o segnalazioni fornite da attori locali (Ong locali, associazioni, organismi internazionali, Chiese e organismi ecumenici ecc.) predispongono una lista di potenziali beneficiari. Ogni segnalazione viene verificata prima dai responsabili delle associazioni, poi dalle autorità italiane; l’azione umanitaria si rivolge a tutte le persone in condizioni di vulnerabilità, indipendentemente dalla loro appartenenza religiosa o etnica; le liste dei potenziali beneficiari vengono trasmesse alle autorità consolari italiane dei Paesi coinvolti per permettere il controllo da parte del Ministero dell’Interno; I consolati italiani nei paesi interessati rilasciano infine dei Visti con Validità Territoriale Limitata, ai sensi dell’art. 25 del Regolamento visti (CE), che prevede per uno Stato membro la possibilità di emettere dei visti per motivi umanitari o di interesse nazionale o in virtù di obblighi internazionali. Le organizzazioni che hanno proposto il progetto allo Stato italiano si impegnano a fornire: assistenza legale ai beneficiari dei visti nella presentazione della domanda di protezione internazionale; ospitalità ed accoglienza per un congruo periodo di tempo; sostegno economico per il trasferimento in Italia; sostegno nel percorso di integrazione nel nostro Paese”.

Un progetto ambizioso che mira, dunque, a salvare chi scappa dalle guerre e a farlo entrare direttamente e in maniera legale in Italia, evitando viaggi pericolosi e sempre più spesso mortali, permettendo tutti i controlli necessari ancor prima dell’ingresso. Un’idea innovativa e sperimentale che può permettere una più efficiente regolazione dell’immigrazione, che consente un inserimento diretto nella società ospitante e, soprattutto, che potrebbe salvare la vita di migliaia di persone. E’ di ieri, infatti, la notizia che secondo le stime dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati solo nel 2016 ci sarebbero già 3.740 morti e dispersi tra chi cerca di attraversare il Mediterraneo.
Ma quanto costerebbe l’attuazione dei corridoi umanitari? Ad oggi il progetto è totalmente autofinanziato e prevede l’arrivo di circa 1.000 rifugiati in due anni dal Libano (dove attualmente risiedono più di un milione e mezzo di richiedenti asilo siriani), dal Marocco e dall’Etiopia. Ma in futuro potrebbe essere istituzionalizzato e diventare una pratica dello Stato. Il budget, fatti due rapidi calcoli, sarebbe ben inferiore di quello messo in campo oggi per tutto il sistema dei richiedenti asilo, dalle navi di pattuglia nel Mediterraneo agli spostamenti, i riconoscimenti, i centri di prima accoglienza… Non a caso, infatti, da Sant’Egidio trapela la notizia che anche altri Stati dell’Unione sarebbero interessati all’esperimento, in particolare Francia, Spagna e soprattutto la Polonia sotto la pressione della chiesa locale.

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