lunedì 23 marzo 2015

Un posto piccolo – Jamaica Kincaid

È un’invettiva, un lamento, una memoria,  un atto d’accusa, una fotografia di dolore, e molto altro, tutto in 83 pagine. L’ho letto due volte di seguito, sembra che parli solo di Antigua, parla sempre più di tutti noi, nessuno si senta escluso...

Si può leggere, ad esempio:
“…se in un luogo c’è un ministero della Cultura significa che non c’è cultura. Avete mai sentito dire che sotto l’ombrello di un ministero della Cultura sia spuntato qualcosa di culturale?...”
e
“…la Scuola Alberghiera, un istituto che insegna agli antiguani come essere dei bravi domestici, come essere dei bravi nessuno, perché un domestico non è che questo…”

Inizia così:
Se vai ad Antigua da turista, ecco ciò che vedrai. Se arrivi in aereo, atterri all’aeroporto internazionale V.C. Bird. Vere Cornwall (V.C.) Bird è il primo ministro di Antigua. Magari sei il tipo di turista che si chiede come mai un Primo Ministro ha voluto che un aeroporto portasse il suo nome: perché non una scuola, perché non un ospedale, perché non un grande monumento pubblico? Sei un turista e dunque non hai ancora visto una scuola di Antigua, non hai ancora visto l’ospedale di Antigua, non hai ancora visto un monumento pubblico di Antigua. Mentre l’aereo atterra, magari ti dici, Che bella isola, Antigua – più bella delle altre isole, e dire che erano belle, a modo loro, ma fin troppo verdi, avevano una vegetazione fin troppo rigogliosa, il che per un turista significa che deve piovere molto, e la pioggia è proprio la cosa che tu, in questo momento, non vuoi, perché pensi alle giornate faticose, fredde, lunghe e buie che hai trascorso lavorando sodo nel Nord America (o, peggio ancora, in Europa), per guadagnare il denaro che ti ha permesso di venire in questo posto (Antigua), dove splende sempre il sole e dove il clima sarà deliziosamente caldo e secco per il periodo dai quattro ai dieci giorni che trascorrerai qui; e siccome sei in vacanza, siccome sei un turista, non ti chiedi nemmeno cosa possa significare esser costretti a vivere dal mattino alla sera in un posto che soffre costantemente di siccità, e quindi stare attenti a ogni goccia d’acqua che si usa (pur essendo al tempo stesso circondati da un mare e da un oceano: il Mar dei Caraibi da una parte, e l’Oceano Atlantico dall’altra)…

non perdetevelo, poche pagine, costa poco, vale moltissimo - franz





Per molti Antigua è soltanto un’isola di spiagge bianchissime accarezzate dagli alisei, una per ciascun giorno dell’anno. Jamaica Kincaid, che ci è nata, ce ne mostra una faccia diversa. E, d’improvviso, è come se nello smalto verdeazzurro dei Caraibi si scoprisse una ferita in suppurazione, prodotta da politici predatori, interessati solo a perpetuare lo sfruttamento di chi, tanto tempo fa, colonizzò l’isola. Nulla riesce a contenere l’incalzare degli insulti che, con algida insofferenza, Jamaica Kincaid riversa su tutti, turisti compresi. Nulla riesce a placare il suo furore, neppure la consapevolezza che i discendenti dei colonizzatori siedono ormai «sul mucchio di immondizie della storia». Che il turista sprovveduto sfogli pure le pagine patinate delle solite guide: chi metterà in valigia questo scarno libretto scorgerà un’altra Antigua, che porta ancora i segni terribili di «una malattia europea» ma è finalmente un luogo ben distinto – e non il fondale per un dépliant pubblicitario. Come ha scritto Salman Rushdie,Un posto piccolo è «una lamentazione di grande forza e lucidità che si potrebbe definire torrenziale se il linguaggio non fosse controllato con tanta finezza».

Il libro smentisce tutte le immagini da cartolina che il turista occidentale ha di quei luoghi, mettendo l’accento su quali ferite ha arrecato al paese lo sfruttamento, prima del colonialismo inglese e poi dei politici locali. Un posto piccolo è una vera e propria invettiva che ha il suo punto di forza in una prosa precisa, in uno stile ossessivo e ripetitivo che ci ricorda un altro grande scrittore mai in pace con il suo paese: Thomas Bernhard.

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