domenica 2 settembre 2012

Martini: un cardinale di rispetto, in vita e in punto di morte


E’ morto ieri il cardinale Carlo Maria Martini, già arcivescovo di Milano. Molti, in queste ore, stanno giustamente mettendo in luce la sua statura di uomo che non si è mai sottratto al confronto. La sua morte può dunque essere lo spunto per riflettere su alcuni temi, dal rispetto per chi prende strade diverse alle scelte di fine vita. Ma anche del futuro stesso della Chiesa cattolica.
Martini non era un dissidente: non si è mai contrapposto frontalmente alle gerarchie ecclesiastiche, di cui peraltro faceva autorevolmente parte. A maggior ragione non era nemmeno un eretico: non si è mai discostato dalla dottrina cristiana, arrivando a difendere la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche perché “bisogna anche tenere conto delle tradizioni e della sensibilità della gente”. Era però un uomo che su tanti temi, scientifici e bioetici, ha sempre cercato di comprendere la posizione altrui, anziché condannarla. Un atteggiamento “conciliare”: proprio perché “figlio” di un evento che non ha certo rivoluzionato né la Chiesa né la sua dottrina, ma il cui cambiamento più significativo, a nostro avviso, è stato quello di concepire la Chiesa non più come un inattaccabile e inaccessibile punto di riferimento dell’universo, ma come parte minoritaria di un mondo in dialogo con tutte le altre
…se è vero quanto scrive Repubblica, raccogliendo le dichiarazioni del suo neurologo di fiducia, il cardinale Martini “è stato sottoposto a terapia parenterale idratante. Ma non ha voluto alcun altro ausilio: né la peg, il tubicino per l’alimentazione artificiale che viene inserito nell’addome, né il sondino naso-gastrico”. Forse per la prima volta nella vita, sarebbe dunque andato contro la dottrina cattolica ufficiale.
Ebbene, se è vero quanto scrive Repubblica, raccogliendo le dichiarazioni del suo neurologo di fiducia, è dunque lecito per noi auspicare che, come Martini (e fors’anche come Giovanni Paolo II), tutti i cittadini possano liberamente decidere di rifiutare cure e decidere sulla propria vita. Non è più ammissibile che la Chiesa conservi il potere di stabilire chi ne ha diritto e chi no.

6 commenti:

  1. il mondo, come potrebbe essere e come è: il cardinal Martini è stato un'occasione mancata, per la Chiesa e per noi tutti. Forse è destino delle persone migliori essere sempre defilate, non cercare il potere e nemmeno le cariche.
    Martini è stato arcivescovo di Milano, sicuramente una carica importante, ma non era lui a comandare nella Chiesa. Comandavano altri, comanda CL, comanda l'attuale vescovo di Milano... Penso che la storia d'Italia sia quasi sempre stata fatta così, i cialtroni e le mezze figure al potere, le persone migliori sempre defilate, o presenti per pochi anni, come papa Roncalli. Le eccezioni sono pochissime.
    Se mi considero ancora cattolico, è per la presenza di persone come Martini, come don Milani, come papa Roncalli, come Davide Turoldo.

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  2. dopo Giovanni Paolo I pensavo che forse Martini..., ma poi è apparso il pastore tedesco.

    strana un'organizzazione dove i migliori vengono emarginati, o vale dappertutto, in ogni tipo di organizzazione?

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  3. Martini era già molto malato, così si diceva, all'epoca in cui fu eletto papa Ratzinger. Probabilmente è vero.
    il mio discorso vale anche e soprattutto in politica
    :-)
    ma pensa anche a geni della finanza come Tronchetti Provera, che guidava la Telecom con lo 0,5 per cento delle azioni! Mai rischiare in proprio, a questo punto mi viene da rivalutare perfino Calisto Tanzi, che quanto meno qualcosa ha pagato e sta pagando

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  4. Martini sarebbe stata una salutare discontinuità, credo lo sarà M5S - Grillo, occorre discontinuità vera.

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  5. sicuramente una delle figure migliori della chiesa cattolica contemporanea. probabilmente la migliore, almeno in Italia.
    nulla di eccezionale, almeno al di fuori della chiesa, ma dentro di essa sicuramente un personaggio di un'autorevolezza, lungimiranza e saggezza incomparati.
    speriamo di non doverlo rimpiangere, troppo.

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  6. sarà una speranza vana, spero di sbagliarmi.

    e ha avuto la fortuna di non essere donna e di non chiamarsi Eluana, avrebbe rischiato molto.

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