lunedì 2 gennaio 2012

La trappola - Emmanuel Bove

all'inizio non capivo dove andasse a parare, poi pian piano mi ha preso, e davvero è un gran libro, dalle atmosfere che mi hanno ricordato Josef K. 
un crescendo di attese, inganni, sollievo e nuovi incubi - franz



perché quando uscì La trappola (La piège), all’indomani della liberazione, Bove fu ignorato ed il romanzo, che affrontava la questione della sordida realtà francese sotto il governo Vichy e del suo collaborazionismo con le forze occupanti naziste, passò del tutto inosservato.
Era (ed è) un capolavoro: le vicissitudine e la susseguente agonia del protagonista Joseph Bridet anticipa (e su questo la figlia ha visto giusto accusando la Francia letteraria di omertoso silenzio nei confronti del padre solo perché precedeva Sartre, Camus) tematiche poi divenute di stringente attualità decenni dopo, e mischia con sapiente armonia materiale kafkiano e dostoevskijano…

…Non è bastata una vita coerente ed una continua battaglia contro la vergognosa resa francese ai tedeschi a renderlo famoso: abbiamo già ricordato la noncuranza con cui fu accolta l’uscita del romanzo in questione. Ma l’oblio su Bove durò più di trent’anni, nonostante alcuni sporadici tentativi di riproposta e nonostante alcuni autorevoli colleghi (alla domanda quale scrittore francese consigliasse la lettura, Samuel Beckett rispondeva senza esitazione: Emmanuel Bove) ne rivelassero l’importanza. Se si pensa che solo nel 1999 l’editore Flammarion ha finalmente pubblicato per il mercato francese l’opera completa dello scrittore, costituita da ben 1014 pagine (e purtroppo mai tradotta in Italia), l’impressione che se ne trae è quella di un delittuoso e continuo oscuramento di uno dei letterati più fini ed introspettivi della cultura europea del secolo scorso.
Roland Barthes, affermando che è l’allucinazione dell’infimo dettaglio che domina la lettura di Bove, aveva perfettamente ragione. Quando ne La trappola lo scrittore descrive l’ambiente in cui il protagonista viene condotto per essere interrogato prima di essere arrestato, lo fa con queste incisive parole: Bridet fu spinto in una sala senza mobili, ma ingombra di attaccapanni.
Agghiacciante e quasi metafisico. Come questo straordinario romanzo e l’arte in genere di Emmanuel Bove…

Davvero spero che prima o poi una grande casa editrice italiana restituisca a questo enorme scrittore la fama che merita. Perfino nella sua Francia Emmanuel Bove è quasi dimenticato. Io ogni volta che lo leggo penso a quanto sarebbe bello nella mia scrittura avere un po’ della sua grazia.
Un po’ mi sento anche in colpa, perché lui fu rifiutato da Gallimard, mentre io per Gallimard pubblico. Dovrei scrivere qualcosa di veramente bello se non altro per provare a meritare il posto che spetta a Bove.
Sono dieci anni che i suoi libri non vengono pubblicati in Italia; ma se ne trovano ancora nelle edizioni  Casagrande, Nuovo Melangolo, Marietti, ecc. Magari nei negozi remainder.

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